Presso l’Università della Calabria uno staff composto dal dottore commercialista Michele Mercuri, dal prof. Francesco Aiello (docente di Politica Economica), dall’Ing. Graziella Bonanno (ricercatrice, esperta di efficienza e di produttività) e dall’economista junior Francesco Foglia, ha condotto nell’anno in corso un’interessante attività di ricerca sulla gestione delle spese, delle entrate e sugli equilibri finanziari dei comuni calabresi. Ne mergono dati allarmanti ed, al contempo, interessanti percorsi risolutivi.

 

A fornirci una sintesi sui dati emersi dalla ricerca UNICAL è il dr. Michele Mercuri.

“Il nostro lavoro ha preso le mosse dall’incarico dato all’Università della Calabria di operare un’attività di analisi sui costi/benefici del processo di fusione avviato da cinque comuni della provincia di Cosenza. Si tratta dei comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta, oggi fusi in un unico ente locale: il Comune di Casali del Manco”.

 

Quali gli elementi più interessanti oggetto della vostra analisi?

“Gli studi svolti hanno fatto emergere innanzitutto vantaggi connessi a fabbisogni standard e capacità fiscale, i due pilastri del processo di perequazione delle risorse finanziarie degli enti comunali, a regime dal 2021 (legge n. 42 del 2009 in materia di attuazione del federalismo fiscale).

L’obiettivo è quello di razionalizzare la distribuzione della finanza erogata, basandola non più sul criterio della spesa storica di ogni singolo ente ma sul valore dato dalla differenza tra il totale dei fabbisogni standard (spesa necessaria a garantire un livello minimo di servizi essenziali) ed il totale delle entrate derivanti dai tributi locali valutati ad aliquote standard (capacità fiscale)”.

 

Centrale, quindi, il valore della capacità fiscale.

“La capacità fiscale sarà sempre di più un fattore determinante per il destino dei comuni calabresi e non. In Calabria è nell’ordine dei 233 euro pro-capite, di gran lunga al di sotto alla media nazionale che si attesta sui 413 euro. Gli stessi comuni campani non esprimono dati confortanti. Non a caso, i comuni che dal 1989 ad oggi hanno richiesto l’adesione al piano di riequilibrio decennale (predissesto) sono per il 55% comuni calabresi e campani”.

 

Un peso determinante sulla crisi dei comuni meridionali è l’elevata evasione tributaria. Quali sono a suo parere le discriminanti?

“Lo studio condotto con il prof. Aiello fornisce spunti di riflessione anche sul fronte evasione. Spesso si parla di evasione di sopravvivenza per povertà diffusa. Sicuramente è presente in ogni regione italiana una fetta di popolazione quasi condannata alla morosità ma quella fetta è più ampia di quanto dovrebbe essere. Basti pensare ai comuni della costa calabra. Essi sono caratterizzati dalla naturale presenza di un alto numero di seconde case, i cui proprietari non possono essere considerati in condizioni di povertà, eppure in quei luoghi le percentuali di evasione Tari ed Idrico sono imbarazzanti”.

 

Potrà esserci un’inversione di rotta? In che modo?

“L’inversione di rotta è obbligata. Il drastico taglio di trasferimenti già in atto da alcuni anni subirà un ulteriore colpo, come spiegavo, con la modifica delle modalità di ripartizione del Fondo di solidarietà comunale (FSC). Verranno meno, di conseguenza, quelle entrate statali che finivano per compensare la mancata riscossione. In più meno riscuoti, più bassi saranno i livelli di finanziamento. Inoltre, da quest’anno la nuova contabilità impone a tutti gli enti, anche quelli inferiori ai 5000 abitanti, l’assoluto rigore nella gestione dei bilanci. Se non si verificheranno adeguamenti positivi, la deriva sarà: l’incremento della tassazione, la riduzione ulteriore dei servizi, il dissesto di molti enti”.

 

E’ il momento di lavorare per una riscossione più efficace.

“I tributi pesano in termini pro-capite di più nei mini enti e di meno all’aumentare delle dimensioni. Inoltre, per governare la riscossione sono necessari uffici Tributi più strutturati, aspetto sul quale i piccoli comuni risultano penalizzati per scarsità di personale e strumenti. Anche per questo è opportuno che gli enti di piccole dimensioni guardino con maggiore interesse all’opportunità della fusione.

Come i nostri studi e gli stessi rapporti del MEF evidenziano, i comuni dalla popolazione compresa tra i 5000 ed i 10000 abitanti saranno quelli dalla maggiore capacità fiscale e di gestione delle spese”.

(Lo studio preso in esame con il dr. Mercuri, rientra nel progetto: “Analisi economico-gestionali sui comuni italiani e calabresi”, consultabile dal sito www.opencalabria.com)

 a cura di Antonio Campitiello