Decreto sicurezza: rafforzamento delle Polizie locali o legge manifesto?

Intervista al dr. Giuseppe Napolitano, Dirigente del Comune di Pistoia ed esperto di P.A. e Polizia locale

Decreto sulla sicurezza delle città (D.L. 14/2017): con la pubblicazione sulla G.u. n. 93/2017, entrano in vigore sostanziali novità. La prima è rappresentata dal fatto che i comuni virtuosi potranno assumere a tempo indeterminato personale di polizia locale (nei limiti dell’80% per il 2017, ma dal 100% a partire dal 2018).

“Nonostante la novella di cui alla legge di conversione n.48/2017, il problema resta sostanzialmente invariato. Personalmente, non vivo con entusiasmo la notizia dello sblocco assunzioni, tenuto conto del fatto che i livelli cui tende la norma erano stati già raggiunti in precedenza, con legge di Bilancio 2016. Non si può dire ci sia stato un salto di qualità. Saranno obiettivamente pochi i margini di crescita occupazionale.

Se l’intenzione era quella di procedere ad uno sblocco effettivo, allora sarebbe stato probabilmente opportuno sganciare la spesa del personale da quelle generali del Comune. Il sistema vigente, invece, innesca solo competizione interna all’Ente. Mi spiego meglio. Tutti gli uffici comunali, nessuno escluso, soffrono per la carenza di personale. È una guerra tra poveri. Quella introdotta con la legge di conversione, insomma, è acqua che non toglie sete”.

 

La seconda novità è rappresentata dall’equo indennizzo e dal rimborso delle spese di degenza per cause di servizio, adesso estesi anche ai vigili che saranno equiparati, sotto tale profilo, ai dipendenti del comparto sicurezza, vigili del fuoco, difesa e soccorso pubblico. Si tratta del trattamento economico riconosciuto a chi abbia subito una menomazione dell’integrità fisica per causa di servizio. I maggiori costi sui bilanci locali derivanti dall’estensione dell’equo indennizzo saranno coperti con un fondo di 2,5 milioni l’anno.

“La norma risponde ad un’istanza – ormai – consolidata di associazioni di categoria, che non ritenevano giusto che la Polizia Locale versasse in una condizione di minorità rispetto alle altre forze di polizia. Una soddisfazione quantomeno parziale, direi. Anche in questo caso ritengo che il metodo scelto sia piuttosto contorto.

Aver definito un fondo massimo, obbligherà a criteri di calcolo dal meccanismo complicato. Da qui l’agevole previsione di numerosi contenziosi in vista del decreto ministeriale che definirà i predetti criteri. Il fatto d’aver rinviato ad un decreto ad hoc, sposta solo il problema. Indubbiamente resta la sensibilità mostrata dal legislatore rispetto ad una problematica e ad un’esigenza diffusamente avvertite, ma la scelta del rinvio ad un decreto ministeriale resta opinabile, tanto più in assenza dell’indicazione di tempi per l’emanazione”.

 

I Sindaci hanno ottenuto maggiori poteri nella tutela dell’ordine pubblico, attraverso l’introduzione del provvedimento del Daspo urbano.

“Quanto al sistema della sicurezza integrata, sul piano dell’architettura istituzionale ritengo che esso risulti assolutamente coerente con il dettato costituzionale. Rappresenta il giusto risarcimento dopo oltre 17 anni di inosservanza del Titolo V della Costituzione.

Sul piano concreto, però, il vero limite all’autonomia locale è la compressione dell’autonomia finanziaria, valore inespresso della carta costituzionale. In linea teorica è dunque stato mosso un significativo passo in avanti, ma bisognerà evidentemente attendere tempi migliori per realizzare effettivamente gli obiettivi sottesi alla norma. In virtù del principio sussidiarietà, infatti, la Pubblica Amministrazione dovrebbe essere adeguatamente attrezzata per dare risposte ai cittadini”.

“Questione Daspo urbano. Ottima norma manifesto, pensata per i casi di vendita abusiva, mendicità, molesta e non, parcheggiatori abusivi.

Il Daspo urbano consiste nel potere accordato al Questore di abbinare all’ordine di allontanamento una conseguenza che passi dall’amministrativo al penale. Non credo che la minaccia di una pena del genere possa essere idonea a scoraggiare chi non ha niente da perdere ed è perciò abituato a delinquere. La nuova misura comporterà, a mio avviso, solo la produzione di carta e documenti. Per chi conosce le realtà sociali da cui emergono tali fenomeni, la sanzione pecuniaria non ha alcuna utilità”.

 

Il decreto offre un altro strumento di prevenzione e controllo del territorio: i sistemi di videosorveglianza. Per favorirne l’installazione da parte dei Comuni vengono stanziati 7 milioni di euro per il 2017 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019. Con decreto interministeriale da adottare entro il 21 luglio 2017 (90 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 48), saranno definite le modalità di presentazione delle richieste nonché i criteri di ripartizione delle risorse.

“Telecamere e relativi cartelli sono praticamente diventati elementi di arredo urbano. Non se ne fa, insomma, un uso preventivo. La videosorveglianza richiede che ci sia qualcuno a sorvegliare il sistema. Ci sono città piene di telecamere, ma raramente dotate di personale a supporto della strumentazione. Nella maggior parte dei casi, le telecamere sono utilizzate in una fase successiva alla realizzazione di condotte penalmente rilevanti, allo scopo di identificare il responsabile.

 

Questione Patti sulla sicurezza tra Sindaci e Prefetti.

“Siamo in presenza dell’istituzionalizzazione di un’esperienza ormai rodata dal 2001. Si tratta, insomma, del recupero di uno strumento già esistente, che rientra nell’idea che la sicurezza urbana sia da condividere a livello interistituzionali.

Speriamo non si sfoci nella standardizzazione dei modelli. Mi spiego meglio. Una delle parti di tali accordi è il Prefetto, articolazione del ministero, che avrà dunque interesse a firmare un modello standard di contratto nell’interesse esclusivo del soggetto che rappresenta nell’ambito del rapporto contrattuale. Ciò che, però, sta a cuore al sindaco di Casoria, è diverso da quanto interessa al sindaco di Biella: i patti saranno cosa buona se i sindaci saranno capaci di imporre le esigenze concrete da tutelare. In questo caso potrebbe effettivamente scaturirne qualcosa di buono per il territorio”.

 

Il 24 maggio è stato approvato un emendamento all’articolo 18, firmato da un ampio spettro di forze politiche, che inserendo il comma3-bis prevede la possibilità per le province e le città metropolitane di utilizzare i proventi delle sanzioni per le violazioni al Codice della Strada, comprese quelle relative all’eccesso di velocità rilevato con autovelox e dispositivi analoghi, per finanziare, nel 2017 e 2018, ogni tipo di oneri relativi alle funzioni di viabilità e polizia locale per migliorare la sicurezza stradale.

“L’inciso ‘ogni possibile spesa’, costituisce una via di fuga per eliminare lo spettro Corte dei Conti. Mette gli amministratori al riparo da una serie di ansie. Per esperienza credo che esso si riferisca esclusivamente a quelle spese per cui possono generarsi dubbi.

I vincoli di destinazione debbono essere ferrei, ma con qualche precisazione. La legge Delrio aveva congedato dall’ordinamento le province senza però cancellarle dalla Carta costituzionale. Da questo punto di vista, con il recente referendum è stato indubbiamente mosso un passo indietro.

Visto che ora l’ente continua ad esistere, è doveroso permettergli di funzionare. Scuole e strade sono patrimonio provinciale. Un patrimonio a cui bisogna provvedere. Gli emendamenti vanno incontro proprio a questa esigenza”.

a cura di Raffaella Ascione