Innovazione digitale nella P.A.

Intervista al Prof. Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano

L’Osservatorio Agenda digitale è un gruppo di lavoro della School of Management del Politecnico di Milano costituito da professori, ricercatori ed analisti che affronta i temi chiave dell’Innovazione Digitale nella pubblica amministrazione. L’Osservatorio analizza ed offre ipotesi di soluzione rispetto a tematiche che condizionano la competitività del Paese, tra cui, ad esempio, l’efficienza della PA.

Diretto dal Prof. Luca Gastaldi, l’Osservatorio è tra i soggetti che avranno il compito di accompagnare gli Enti pubblici verso la realizzazione degli obiettivi posti dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, approvato dal Consiglio dei Ministri ad inizio giugno al fine di razionalizzare gli investimenti tecnologici in maniera strategica nel triennio 2017-2019.

 

Cosa è il Piano Triennale per l’Informatica nella PA?

“‘E’ un documento ministeriale che specifica nel dettaglio gli obiettivi da raggiungere in tema di digitalizzazione. Definisce inoltre le priorità per ottenere i risultati e fornisce agli operatori pubblici suggerimenti concreti e linee. Per sintetizzare, è una road map a disposizione della Pubblica Amministrazione che illustra iniziative, cronoprogramma ed investimenti.

L’attuazione del Piano consentirà di ottimizzare l’utilizzo di strumenti digitali già esistenti ma non utilizzati in modo coerente quali, ad esempio, SPID – Sistema Pubblico per l’Identità oppure PagoPA”.

 

Cosa cambierà con l’entrata a regime del Piano?

“La ricaduta più importante del Piano sarà la razionalizzazione delle spese sostenute dalle circa 20 mila Amministrazioni pubbliche italiane. Con le risorse recuperate si potrà fare innovazione ed effettuare nuovi investimenti.

Ed ancora: potremmo combattere in maniera significativa il fenomeno dell’evasione fiscale. Con una PA digitale, incrociando i dati di più data base pubblici, tutti interconnessi, sarà facile stanare con maggior efficienza chi tenta di eludere il fisco.”

 

Come potranno essere raggiunti, in maniera pratica, gli obiettivi del Piano?

“La chiave di volta sta nell’interoperabilità dei sistemi informativi della PA, nella capacità di dialogare tra loro utilizzando un linguaggio univoco.

Pensiamo ad esempio alle Anagrafi Comunali: ogni Comune possiede una propria banca dati, con il risultato di averne migliaia, in Italia, incapaci di comunicare tra loro.  Ottimizzare vuol dire far convogliare i dati di ciascuna di esse in un unico data base centrale, accessibile e consultabile a livello nazionale.”

 

La Pubblica amministrazione è pronta a questa nuova sfida?

“La PA non è un monolite, occorre differenziare. Ritengo che per le grandi strutture quali Ministeri e Regioni non ci saranno grosse problematiche. Più in salita sarà il cammino degli 8.000 Enti locali, soprattutto i Comuni di piccole dimensioni, le Scuole e le Strutture ospedaliere.

Queste realtà si troveranno a fare i conti sia con carenza di risorse che di competenze digitali”.

 

Gli Enti locali come potranno vincere la sfida della digitalizzazione?

“Sì, se riusciranno ad unire risorse e competenze. Gli Enti potrebbero consorziarsi per cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti europei, sia quelli a gestione diretta che quelli strutturali: le risorse ci sono, ma devono essere opportunamente cercate.

Anche le PMI del settore ICT dovranno fare la loro parte, affiancando la PA nel processo di digitalizzazione che, pertanto, costituirà un ulteriore volano di business ed incremento occupazionale.

Altro supporto verrà da organismi statali quali l’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale e dal Commissariato Straordinario per l’Attuazione dell’Agenda Digitale). Anche le Università dovranno fare la loro parte. L’Osservatorio Agenda Digitale è già pronto”.

a cura di Clelia Maiolino