L’armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche: effetti della riforma

Intervista a Nunzio Ariano, Dirigente Dipartimento Servizi Finanziari del Comune di Torre Annunziata

Con l’emanazione del D.lgs. n. 126 del 2014, al fine di dare attuazione alla riforma gli Enti locali sono stati chiamati ad adeguare il proprio sistema informativo contabile, una rivoluzione che ha interessato le scritture di contabilità finanziaria, la classificazione delle poste di bilancio, la contabilità economico patrimoniale, ecc.

Abbiamo approfondito il tema con il dr. Nunzio Ariano, Dirigente del Dipartimento Servizi Finanziari del Comune di Torre Annunziata.

“L’armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche italiane è un processo che tende ad inserirsi in un percorso di riforma degli ordinamenti statali già avviato da qualche tempo. E’ evidente che, come tutte le innovazioni, anche tale processo è destinato a scontare delle difficoltà di non semplice superamento per i poco duttili sistemi organizzativi degli Enti.

Con il nuovo sistema contabile cambiano quasi completamente gli schemi di Bilancio (articolati in missioni e programmi in coerenza con la classificazione economico-funzionale individuata dai regolamenti comunitari).

Cambiano inoltre gli schemi di contabilità economico-patrimoniale e cambia soprattutto il principio di competenza, con il quale si cerca di avvicinare il momento dell’impegno a quello della scadenza dell’obbligazione giuridicamente perfezionata, che trasforma la competenza giuridica, presente nei sistemi contabili da oltre un secolo, in un principio volto a rilevare entrate e spese in un’epoca molto più vicina a quella del pagamento e quindi alla contabilità di cassa.

Alla luce dell’esperienza ad oggi maturata debbo ritenere che proprio l’adozione di tale principio, da considerarsi asse portante dell’intera riforma, ha inciso più profondamente sulla gestione contabile e sull’organizzazione degli Enti, modificandone radicalmente comportamenti, prassi e regole”.

 

Quali cambiamenti ha dovuto apportare e come sono stati assorbiti dalla sua organizzazione e dall’Ente che rappresenta?

“Uno dei problemi più incisivi che ho maggiormente dovuto rilevare all’interno della mia organizzazione è stato proprio il raccordo tra i vari centri di costo e l’ufficio finanziario.

Le problematiche applicative hanno soprattutto riguardato la corretta contabilizzazione delle spese di competenza potenziata. Altro problema piuttosto concreto è stato quello relativo alla tematica del riaccertamento dei residui.

Di certo, l’impatto della riforma è stato fortemente destabilizzante soprattutto per i dirigenti e gli operatori. Questi hanno visto completamente modificato il loro bagaglio tecnico e di esperienza, fatto di regole fortemente consolidate e da principi applicati da decenni. E’ evidente che ci troviamo di fronte ad un salto culturale che va ancora ampiamente assimilato ed in cui un ruolo importante deve essere svolto dai servizi finanziari”.

 

E’ possibile delineare un primo bilancio sulle ricadute della riforma: obiettivi fissati – risultati conseguiti?

“Ritengo che sia ancora prematuro delineare un bilancio sugli effetti della riforma contabile. Occorre aspettare che certi meccanismi si consolidino attraverso soprattutto il superamento di alcune contraddizioni presenti nel sistema degli orientamenti di controllo. Fondamentale sarà il rafforzamento della formazione degli addetti.

Sono necessari percorsi formativi che favoriscano l’assorbimento di una riforma che ha cambiato le fondamenta dei principi contabili pubblici. Purtroppo però tutto ciò impatta con le restrizioni ed i vincoli di bilancio introdotti dal legislatore in materia di spesa per la formazione”.

(a cura di Raffaella Ascione)