Nuove frontiere nella tutela del credito: team legale e commerciale diventano sinergici

Dalla fase precontrattuale al passaggio a perdita: intervista all’Avv. Iervolino

Avvocato, con riguardo ai profili patologici del rapporto contrattuale, quali sono le più frequenti cause dell’inadempimento? È, in sostanza, sempre e solo colpa del debitore?

«Dalla casistica emerge un dato che definirei schiacciante: nel 80% dei casi l’inadempimento contrattuale – sia esso totale o parziale – risulta infatti imputabile al debitore. Insomma, il passaggio dalla fase fisiologica a quella patologica del vincolo contrattuale dipende nella stragrande maggioranza dei casi dalla indisponibilità economica del debitore. Ad ogni modo non sottovaluterei l’incidenza – nell’ottica di conto economico – di un 20% dei casi in cui il deragliamento dai binari della corretta esecuzione delle prestazioni contrattuali sia da imputare a cause diverse, sempre più spesso correlate alla frenetica libera concorrenza. Dinamiche di mercato che, però, non possono e non devono generare un effetto boomerang per l’utente finale. Proprio in quest’ottica, le aziende che assisto chiedono in primis che la mia attività si affianchi a quella del Team Commerciale: un connubio fino a pochi anni fa impensabile».

Quindi, in un libero mercato sempre più ancorato ai concetti di vendite ed obiettivi da raggiungere, come è cambiata – con specifico riguardo al settore delle utilities, ed in considerazione della fine della rigida dicotomia area commerciale/area legale – la funzione “Team Legale” che assiste un’azienda?

«Come dicevo, un buon Team Legale segue l’azienda affiancando l’area commerciale: la fase precontrattuale è fondamentale proprio per evitare il potenziale, successivo contenzioso. Si dice che la prima fase del recupero la si realizzi predisponendo un contratto “blindato”: risultato, questo, possibile da conseguire solo attraverso una trattativa condotta lungo i binari della buona fede e della trasparenza. L’area commerciale è da sempre la più pressata al raggiungimento degli obiettivi ma questo tipo di operatività – come dicevo – non può e non deve in alcun modo andare contro gli interessi dell’utente finale e di conseguenza della stessa azienda. Sebbene stia parlando comunque di una percentuale residuale – che si aggira intorno al 20% dei casi – ritengo che una trattativa condotta con poca trasparenza o approssimazione rischi di condurre alla sottoscrizione di un contratto dal contenuto parzialmente oscuro per una delle parti (ossia il consumatore). Da ciò, il rischio di esporre quel contratto a potenziali risvolti patologici che, nel lungo periodo, e su grandi volumi, potrebbero inficiare non poco il dialogo tra impresa ed istituti di credito, oltre che determinare dannosi rallentamenti di cassa. Oggi è doveroso per il team legale affiancare l’area commerciale: questo esige il mercato ed è ciò che chiedono fortemente le nostre committenti». 

Ottimizzazione dei tempi e contenimento dei costi: quali – eventuali – altri tratti devono necessariamente connotare l’azione del team legale nell’attività del recupero crediti?

«Il Team Legale di un’azienda oggi non è più solo chiamato ad esprimersi sulla scelta del tipo di esecuzione da incardinare in base alla solvibilità del cliente moroso. L’analisi attenta che ci richiedono le nostre committenti è quella che considera i costi, ma soprattutto i tempi di recupero.  Risiede proprio in questo ultimo ambito il carattere unico ed imprescindibile che deve connotare l’attività del legale: il buon esito del recupero crediti dipende essenzialmente dalla rapidità con cui viene aggredito il patrimonio del debitore. Una volta che tale azione sia stata infruttuosamente esperita, si profila la possibilità del  passaggio a perdita dei crediti inesigibili. A tal proposito, l’art. 101, comma V, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi dispone che ‘le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali’».

Quali requisiti devono sussistere affinché la perdita sul credito possa considerarsi certa, risultando quindi deducibile?

«Il testo fornisce a tal riguardo rigidi criteri cui attenersi affinché l’imprenditore possa dedurre un credito non riscosso.
Seguendo i parametri forniti dalla norma, si evince che gli elementi certi e precisi sussistono, in ogni caso (operando in questo caso una deducibilità automatica):

a) quando il credito sia di modesta entità – fino a 5mila euro per le imprese di più rilevante dimensione e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese, IVA compresa – e sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso. In questo caso, ai fini della deducibilità, è sufficiente che l’imprenditore dimostri d’aver tentato una seppur minima azione di recupero. Utile a tal fine anche la semplice lettera di messa in mora dell’avvocato, associata poi ad una breve relazione del legale;
b) quando il debitore sia stato dichiarato fallito o sottoposto ad altra procedura concorsuale;
c) quando il diritto alla riscossione del credito sia prescritto per decorrenza del termine;
d) in caso di cancellazione dei crediti dal bilancio, in applicazione dei principi contabili».

Quali i documenti idonei a provare l’inesigibilità del credito al di là dei casi di automatica deducibilità (pensiamo alla dichiarazione di fallimento o all’assoggettamento del debitore ad altre procedure concorsuali)?


«Al di là dei casi sopra elencati, sono elementi probatori ai fini della verifica dell’esistenza di elementi certi e precisi:
a) un decreto che accerti lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;
b)un decreto ingiuntivo negativo (il creditore ha dunque azionato, ma senza esito, l’azione giudiziale); un verbale negativo di pignoramento;
c) un documento che attesti l’impossibilità assoluta del debitore di far fronte alla prestazione;
d)la scrittura con cui le parti riconoscano lo stato di insolvenza del debitore e dichiarino la consequenziale rinuncia del creditore».

La relazione finale del legale?

«E’ l’elemento probatorio che chiude il cerchio e che consente di cristallizzare l’impossibilità per il creditore di recuperare il proprio credito. Una prova da fornire all’Agenzia delle Entrate allo scopo di ottenere la dichiarazione di inesigibilità e di beneficiare, dunque, dei connessi benefici di carattere fiscale».

 

A cura di Raffaella Ascione