“Procedimento di accertamento ed approfondimento di problematiche inerenti IMU, TASI e TARI”: se ne è discusso nel corso di un recente seminario formativo tenuto da Anutel presso il Comune di Polla (SA).

Ad organizzarlo la dr.sa Barbara Calabrò, responsabile del servizio Ragioneria e Tributi dell’Ente.

Un’occasione per fare il punto sull’attuale quadro normativo e gestionale in cui operano i funzionari amministrativi degli Uffici Tributi degli enti locali, chiamati a gestire, in media, il 60% delle entrate correnti dei bilanci comunali.

Dottoressa Calabrò, quali sono, a suo avviso, le principali criticità con le quali i funzionari amministrativi si confrontano quotidianamente?

“Negli ultimi anni si è registrato un significativo cambiamento della visione del legislatore nazionale passato dalla semplice scelta di riduzione dei trasferimenti erariali alla scelta di interventi sostanzialmente volti a stimolare ed ottenere un maggiore efficientamento della finanza locale.

Le leve tributarie e tariffarie rappresentano oggi la parte più rilevante dei bilanci degli enti locali per la copertura delle spese correnti e la conseguente erogazione dei servizi ai cittadini.

 Imu,Tari,Tosap/Cosap, Imposta  pubblicità, Addizionale comunale Irpef, Tariffe dei servizi a  domanda sostengono in misura elevata l’impatto del bilancio di parte corrente, sempre più rigido, a fronte di trasferimenti statali decrescenti.

 Pertanto – prosegue Calabro’ –  per la sopravvivenza degli enti diventa vitale ottimizzare i costi e velocizzare i flussi di cassa in entrata. In un periodo storico caratterizzato da una forte crisi economica che ha impoverito la classe media si potrebbero accelerare i flussi di cassa solo riducendo sostanzialmente l’imposizione fiscale.  La riduzione dell’imposizione, raggiunta attraverso la riduzione dell’evasione fiscale, potrebbe invogliare e incoraggiare il contribuente al saldo dei propri debiti tributari.

 Inoltre, gli attuali strumenti di tutela a disposizione del contribuente: rottamazione delle cartelle, rateizzazione, mediazione, interpello etc talvolta aggravano e rallentano i procedimenti amministrativi di recupero. Il tutto si riflette sugli equilibri finanziari dei bilanci degli esercizi successivi, con il ridursi del margine di spesa per gli enti, che a volte non riescono a garantire nemmeno i servizi essenziali”.

 In un tale scenario a quali strumenti può ricorrere un Ente per incrementare i volumi del gettito fiscale e velocizzare i tempi di incasso dei tributi?

 Ritengo che con i dovuti supporti la gestione diretta delle entrate tributarie sia la modalità operativa e gestionale del  futuro – argomenta Calabro’ – La stessa è diventata un’esigenza assolutamente imprescindibile  sia perché i  Comuni impositori devono necessariamente assicurarsi una ottimizzazione del gettito riveniente dai tributi di spettanza sia perché le attività legate alla riscossione dei tributi locali sono attività complesse e delicate che sarebbe preferibile gestire in maniera diretta se pur la norma prevede che possano essere espletate tramite soggetti terzi.

E’ pur vero che la riscossione diretta comporterebbe, per l’ente, un maggiore aggravio procedurale, ma anche un risparmio in termini di aggio riconosciuto ai gestori, generalmente fissato in una percentuale del riscosso.

Nasce da qui l’esigenza di una rivisitazione normativa finalizzata a rendere più efficiente ed incisiva l’attività di riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extra-tributarie ed a chiarire lo scenario in cui attualmente i Comuni sono costretti a muoversi nell’utilizzo dell’ingiunzione fiscale disciplinata ancora dall’ultracentenario Regio Decreto 639/1910”.  

  Alla luce delle riflessioni espresse, ritiene che il quadro normativo attuale in materia di autonomia decisionale degli Enti in campo fiscale sia coerente con lo stato dell’arte della PA?

 L’autonomia decisionale degli enti è davvero marginale, essi non potranno mai introdurre nuovi tributi, in quanto dotati solo del potere regolamentare e non anche normativo.

Anche questo aspetto rappresenta un grosso limite; infatti la potestà regolamentare riconosciuta agli Enti locali in materia di tributi propri non può limitarsi al semplice recepimento della normativa statale bensì dovrebbe rappresentare l’opportunità per introdurre nel sistema normativo locale elementi specifici mutuati dalla realtà del territorio.”

                

                                                                                                a cura di Clelia Maiolino