Riportare nell’alveo della “sopportabilità” la pressione fiscale locale e contrastare i fenomeni evasivi

Intervista al dr. Gianluca Russo, responsabile settore Finanza e Tributi

139 milioni di euro: a tanto ammonta il bilancio di previsione triennale 2018/2020 del Comune di Sant’Antimo, recentemente approvato in Consiglio.

Una cifra contenuta, che fa subito pensare a problemi di cassa e che rimanda a criticità croniche per l’Ente: Sant’Antimo è la città con il reddito più basso dell’intera regione Campania e, come emerso in seguito al Riaccertamento Straordinario dei residui del 2015, sconta un disavanzo trentennale, con debiti riguardanti in buona parte la rivisitazione dei residui.

Un dato preoccupante ma che vede impegnati in prima linea i funzionari del settore Finanza e Tributi, retto dal dr. Gianluca Russo, in una quotidiana battaglia per il miglioramento della fiscalità dell’Ente.

“Nell’ultimo triennio – spiega il dr. Russo, dottore commercialista e revisore contabile – siamo riusciti a coprire a rendiconto il doppio della quota di disavanzo annuo. Continuando con questo trend prevediamo di poter anticipare sensibilmente i tempi di rientro.”

In tale contesto, quali azioni sono allo studio del settore Ragioneria e Tributi per sostenere le spese ed evitare la dispersione delle risorse comunali? 

Contenimento della pressione fiscale, ampliamento della base imponibile, equità fiscale e capacità di gestire le informazioni disponibili – spiega il dr. Russo – sono le prossime sfide su cui gli Enti locali tutti, non solo il Comune di Sant’Antimo, giocheranno la difficile partita della piena autonomia finanziaria Efficienza, efficacia, economicità e soprattutto programmazione, diventano oggi una necessità da cui non è più possibile prescindere se davvero l’Ente locale in quanto Ente di prossimità vuole adempiere al soddisfacimento dei bisogni della collettività attraverso l’erogazione di servizi qualitativamente accettabili.

Purtroppo sia il contesto socio economico che quello normativo minano fortemente la possibilità di essere virtuosi.

I Comuni in quanto Enti di prossimità possono giocare un ruolo di primissimo piano nella lotta ai fenomeni evasivi ed elusivi, attraverso il corretto utilizzo di quelle indispensabili informazioni reddituali e patrimoniali riferibili ai soggetti che compongono la collettività di riferimento amministrata.

Nell’era della circolarità delle informazioni tali dati sono facilmente accessibili: si pensi ai portali SIATEL e SISTER dell’Agenzia delle Entrate.”

Ed ancora: “Sul versante della riscossione, la principale strategia messa in campo dal Comune di Sant’Antimo si riassume in un progetto specifico, approvato con delibera di Giunta, che si fonda sulla continua ricerca dell’ampliamento della base imponibile attraverso la logica dell’incrocio delle banche dati interne ed esterne all’Ente, con il fine ultimo di riportare nell’alveo della “sopportabilità” la pressione fiscale a livello locale e quindi raggiungere la tanto sospirata equità fiscale per il cittadino.”

L’efficientamento passa anche attraverso interventi strutturali di ampia portata quali quello della valorizzazione del patrimonio immobiliare e dell’alienazione di alcuni beni immobili già individuati con l’obiettivo primario di “abbattere” i costi di manutenzione e liberare risorse finanziarie.

“Ma non basta – aggiunge Russo – Come Ente stiamo programmando un’azione pianificata tesa ad un diverso recupero in fase coattiva dei tributi non riscossi ad esempio attraverso le ingiunzioni di pagamento e pignoramenti presso terzi (anche eventualmente in via sperimentale), in luogo dell’attuale recupero a mezzo cartelle esattoriali, dimostratosi ad oggi poco efficiente.

Altresì imprescindibile è il processo di rivisitazione dei costi complessivi della gestione rifiuti, che, nella logica di copertura integrale dei costi, incide notevolmente sull’aumento delle tariffe. In merito a quest’ultima problematica, preme sottolineare come il recupero di base imponibile dell’ultimo biennio abbia contribuito ad abbassare sensibilmente la tassazione.

Allo stesso, si sono aggiunti interventi finalizzati alla quasi completa detassazione per le nuove attività commerciali per incentivare il commercio locale.”

Stime dell’Anutel, di cui lei è peraltro docente, attestano che oltre il 60% delle entrate correnti dei bilanci comunali sia gestito dagli Uffici Tributi degli enti locali. A suo avviso, quali sono le principali criticità con le quali i funzionari amministrativi si scontrano nella gestione quotidiana delle attività cui sono preposti?

“Per usare un termine caro alle Società di capitali, l’attività dell’ufficio Tributi rappresenta il core business dell’Azienda Comune: centralità rispetto al bilancio, centralità come servizio pubblico finalizzato a fornire garanzie in termini di equità fiscale.

Proprio per questa genetica funzione “sociale”, l’attività dell’ufficio Tributi non può essere sic et simpliciter esternalizzata, anzi, credo che sia un’attività da svolgere in house.

La mia visione è sempre stata quella di un Ufficio Tributi “integrato”, una sorta di Ufficio generale delle Entrate di tipo multi professionale per intenderci, ove poter collocare le diverse professionalità dell’Ente, dall’ Esperto in fiscalità locale, all’Ingegnere, da questi al Contabile senza trascurare l’utilità dei messi notificatori e degli accertatori tributari interni”.

Il tutto senza escludere definitivamente la collaborazione con un valido supporto esterno, soprattutto nella fase della riscossione coattiva.

Certamente – conclude il dr. Russo – Ingiunzioni di pagamento e pignoramento presso terzi, ad esempio, sono scelte spesso ritenute politicamente impopolari, ma in alcuni casi imprescindibili.

Organizzare tali attività all’interno dell’Ente è quasi impensabile.

Ecco quindi l’utilità del supporto, a completamento della circolarità dell’attività accertativa e di recupero.

                                                                                      a cura di Clelia Maiolino