Società pubbliche: quando i freni alle assunzioni generano inefficienze

Con la pubblicazione del decreto 9 novembre 2017 nella G.U. n. 299 del 23/12/2017, alle società a controllo pubblico è stato fatto divieto, fino al 30 giugno prossimo, di effettuare liberamente assunzioni a tempo indeterminato.

Eventuali necessità di nuovi inserimenti potranno essere soddisfatte unicamente attraverso il ricorso alle liste del personale in esubero redatte dalle Regioni e disponibili sul sito istituzionale dell’ANPAL – Agenzia Nazionale per le Politiche attive del lavoro.

Approfondiamo l’argomento con Stefano Pozzoli, Professore Ordinario di Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche alla Università “Parthenope” di Napoli.

 

Professor Pozzoli, quali sono, oggi, le conseguenze più evidenti derivanti dall’applicazione del decreto in termini di efficacia della funzione pubblica?

 

“Paradossalmente, in un momento in cui il Governo cercava, anche con generosi incentivi, di favorire assunzioni a tempo indeterminato, nelle società pubbliche si è verificato un sostanziale blocco delle medesime.

Il tutto per fare emergere un numero minimo di eccedenze, quando invece era facilmente prevedibile che il personale dichiarato in eccedenza fosse minimo, meno di 600 su un totale di circa 300 mila occupati nel comparto interessato alla disposizione di legge”.

 

Quali scenari potranno determinarsi in caso di eventuale proroga dei termini di efficacia del divieto?

 

“È bene dire chiaramente che prorogare i termini di una norma così fallimentare sarebbe pura follia.                                Si punirebbero le imprese che hanno bisogno di assumere personale giovane, già provate dai vincoli assunzionali che si sono susseguiti nel corso degli anni. Perseverare in questa imposizione porta solo a fenomeni patologici ed elusivi.

Un esempio delle conseguenze di norme del genere lo abbiamo in Campania, dove il vincolo posto alle società pubbliche dei rifiuti ad assumere, dal 2008 ad oggi, solo gli ex dipendenti dei consorzi di bacino ha generato pochissime assunzioni tra costoro, oltre a determinare società pubbliche con un’età media dei dipendenti superiore ai 55 anni ed un fortissimo ricorso agli appalti di mano d’opera”.

 

Quali correttivi o variazioni consiglierebbe di attuare?

 

“Aspettiamo il 30 giugno, ormai, e lasciamo esaurire il blocco delle assunzioni. Se proprio si vuole una norma che consenta l’emersione di eventuali esuberi e la loro ricollocazione nelle aziende pubbliche si riproponga, magari con incentivi, la disposizione prevista per la mobilità tra aziende pubbliche che vi era nella legge di stabilità per il 2014. Per il resto bastano le disposizioni e gli ammortizzatori sociali vigenti che, per altro, il TUSP – Testo unico in materia di Società a partecipazione pubblica – ha avuto l’accortezza di estendere con chiarezza a tutti i dipendenti di società a controllo pubblico”.

                                                                                             a cura di Clelia Maiolino